lunedì , 30 Gennaio 2023

L’Ocse spiega l’età della popolazione e gli effetti sul gettito

Un recente documento dell’organizzazione di Parigi prevede un calo diffuso fino all’8% del gettito

L’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico ha pubblicato un documento sull’impatto dell’invecchiamento della popolazione sul gettito fiscale a tutti i livelli di governo e per tipologia d’imposta. Lo studio fa parte di un progetto più ampio che esamina le sfide fiscali poste, già oggi, dall’invecchiamento della popolazione, i cui tassi di crescita, secondo l’ultimo report dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, vedranno crescere rapidamente gli ultrasessantenni, tanto che nel 2030, 1 persona su 6 nel mondo avrà 60 anni o più”.

Ne dà notizia FiscoOggi, il giornale on line dell’Agenzia delle Entrate che spiega: “Dato un tale scenario, nel report “Finanziare il futuro: l’impatto dell’invecchiamento della popolazione sulle entrate ai vari livelli di governo” l’Ocse prevede che l’invecchiamento della popolazione dovrebbe portare a un calo fino all’8% delle entrate delle amministrazioni pubbliche.

La tendenza d’invecchiamento della popolazione mondiale – Per comprendere il perché e l’importanza dello studio dell’Ocse è necessario soffermarci ancora sui trend demografici attuali e futuri fotografati nel report della Oms. In pratica, nel 2030 la quota di popolazione di 60 anni e oltre passerà da 1 miliardo (dati 2020) a 1,4 miliardi. E non è tutto perché entro il 2050, la popolazione mondiale di persone di 60 anni è destinata a raddoppiare raggiungendo i 2,1 miliardi. In particolare, si prevede che il numero di persone di 80 anni o più triplicherà tra il 2020 e il 2050, raggiungendo i 426 milioni di persone. È per cercare una risposta a questa tendenza, che sembra inarrestabile, che l’Ocse ha avviato un programma di studi mirati tentando di esaminare le molteplici criticità derivanti da questo cambiamento epocale sulla spesa sanitaria e, di recente, sulle entrate tributarie su cui i governi contano per rilanciare la resilienza dopo gli anni della pandemia.

Le sfide fiscali d’una società più anziana – Lo studio dell’Ocse mira a quantificare l’effetto dell’invecchiamento della popolazione sul gettito fiscale, esaminando i diversi livelli di governo. Nella maggior parte dei Paesi dell’Ocse, la spesa per l’assistenza sanitaria e l’assistenza agli anziani è condivisa tra i livelli di governo centrale e subnazionale. I problemi di finanziamento derivanti dall’invecchiamento della popolazione possono variare a seconda del livello di governo e possono essere necessarie riforme a un particolare livello di governo o nelle relazioni tra i livelli di governo. In particolare, la ricerca è stata condotta esaminando gli effetti sulle entrate della crescita economica e dell’invecchiamento della popolazione. Nel caso della crescita economica, l’effetto sulle entrate è stato riscontrato osservando il dinamismo a lungo termine del gettito complessivo, in pratica la misura in cui le entrate pubbliche rispondono all’incremento del Pil. L’effetto dell’invecchiamento della popolazione sui redditi è stato esaminato analizzando le variazioni stimate della base imponibile in base alle tipologie di reddito e di imposte (dirette e indirette). Lo scenario che ne deriva mostra come l’aumento degli indici di dipendenza degli anziani metterà sotto forte pressione la spesa pubblica (finanziamento di pensioni adeguate, della sanità e dell’assistenza a lungo termine).

Giù Irpef e contributi previdenziali, salgono invece rendite e imposta sui profitti – Lo studio ha rilevato che in relazione alla galleggiabilità a lungo termine, l’aumento in media delle entrate fiscali resterebbe generalmente in linea con la crescita del Pil, ad eccezione dell’imposta sul reddito delle società che invece è stata stimata in crescita ad un tasso dell’11% in più rispetto alla crescita del Pil. In sostanza, i profitti non guardano all’età dei clienti/consumatori. A subire lo scossone maggiore invece saranno le entrate derivanti dall’imposta sui redditi delle persone fisiche e le risorse collegate al versamento dei relativi contributi previdenziali. In sostanza, le imposte sui salari diminuiranno in valore significativo in termini pro capite. Al dunque, a causa dell’impatto dell’invecchiamento della popolazione le entrate derivanti dalla tassazione dei redditi da lavoro diminuiranno in media del 9%. Ma la vera sorpresa è quella delle entrate da redditi patrimoniali (quindi da rendite di capitali investiti, tasse sulla proprietà ecc) che dovrebbero aumentare in termini pro capite, e questo poiché gli anziani tendono ad avere più redditi patrimoniali, fissi e immobilizzati, rispetto ai giovani. L’aumento del gettito correlato alla tassazione delle rendite è stimato aumentare del 7% in media.

Uno sguardo ai consumi privati – La base imponibile per le imposte su beni e servizi non dovrebbero variare sostanzialmente dopo l’inizio dell’età adulta e, pertanto, si prevede che il gettito Iva sia destinato a crescere in termini pro capite, quindi indipendentemente dall’elevato tasso d’invecchiamento della popolazione.

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