mercoledì , 3 Giugno 2020

Covid-19: il Coordinamento nazionale CUPLA ringrazia medici, infermieri e operatori sanitari

Ognuna delle otto associazioni a cui fa riferimento il CUPLA in diverse forme e modalità sta sostenendo questo grande sforzo collettivo


Il Coordinamento nazionale del Comitato Unitario Pensionati Lavoro Autonomo (Anap Confartigianato; Anpa Pensionati Confagricoltura; Associazione Nazionale Pensionati Cia; 50&Più Associazione Confcommercio; Cna Pensionati; Federpensionati Coldiretti; Fipac Confesercenti; Fnpa Casartigiani) vuole ringraziare le migliaia di medici, infermieri ed operatori sanitari che ormai da più di un mese fronteggiano la pandemia scatenata dal coronavirus Covid-19.

Ognuna delle otto associazioni di agricoltori, artigiani e commercianti a cui fa riferimento il CUPLA in diverse forme e modalità sta sostenendo questo grande sforzo collettivo, per esempio attraverso donazioni ad ospedali, enti di volontariato e Protezione civile, ma soprattutto veicolando e divulgando verso i propri associati pensionati la corretta informazione su come contrastare la malattia.

Purtroppo pensionati ed anziani sono la fascia di popolazione più colpita dalla forza del virus. Anche noi quindi ci appelliamo al buon senso di tutti i cittadini italiani nel rispettare le restrizioni per favorire il distanziamento sociale, unico strumento in grado – in questo momento – di arrestare la diffusione del Covid-19. Vogliamo inoltre ringraziare le imprese associate alle nostre Organizzazioni madre che stanno svolgendo con dedizione e sacrificio il proprio lavoro, essendo attività indispensabili per garantire la fornitura e l’erogazione di beni e servizi essenziali. Stiamo parlando, solo per citarne alcuni, di autotrasportatori, agricoltori o negozi di vicinato. Senza di loro sarebbe impossibile garantire il benessere della popolazione in questo periodo di lockdown.

Il governo, invece, con le ingenti risorse stanziate – tramite il Dpcm “Cura Italia” – a favore del Sistema sanitario nazionale e della Protezione civile per contrastare l’epidemia ha sicuramente compreso come ci sia la necessità di mobilitare tutte le energie possibili per rispondere ad una sfida colossale e, fino a poco fa, inimmaginabile. Se questa grande mobilitazione permetterà di salvare anche una sola vita in più, vorrà dire che ne sarà valso la pena.

Il mondo che ci si prospetta dopo il coronavirus sarà completamente diverso e tutti quanti (cittadini, corpi intermedi ed istituzioni) dovremmo essere pronti a sostenere e rafforzare quei servizi pubblici come il Sistema sanitario nazionale che nonostante gli sforzi degli operatori ha dimostrato la sua vulnerabilità nel contenere e sconfiggere un nemico così temibile come la più grande pandemia globale dai tempi dell’influenza spagnola del 1918-1919. In realtà alcuni sistemi di protezione della popolazione più anziana non hanno funzionato in modo tempestivo come dimostrano le gravi perdite di vite umane in alcuni territori in particolare; bisognerà investire di più e meglio nelle reti di assistenza agli anziani rispetto a quanto fatto fino ad ora traendo profitto da questa terribile esperienza. Ci riferiamo in particolare a quanto sta accadendo nelle case di riposo per anziani che sono diventate luoghi di contagio ad alto rischio.

Forse era necessario non farsi cogliere di sorpresa perché era già evidente che la fascia più debole interessata dal contagio era proprio quella degli anziani, costruendo reti di protezione intorno a questi luoghi che sono subito venuti alla ribalta delle cronache in modo drammatico.

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